“Non devi essere triste perché se n’è andato, devi essere felice perché c’è stato.”
Questo romanzo merita una recensione un po’ diversa dal solito, perché è qualcosa di speciale, qualcosa che fa riflettere sulla vita, sulle sue sfumature, sulle emozioni che ci fa provare, sulle sfide che ci mette davanti. Sarà difficile racchiudere in poche righe ciò che ho provato leggendo questo libro, ma ci proverò.
Certo, potrei dirvi che parla di Eleonora, che da anni ormai combatte contro la depressione, ma che deve nascondere dietro a un sorriso; potrei dirvi che purtroppo si è sempre ritrovata in relazioni che non aiutavano questo suo stato emotivo, anzi lo peggioravano; potrei dirvi che a volte pensava di non farcela; potrei dirvi che è una ragazza che lotta, ma che è anche stanca di lottare e vorrebbe solo smetterla di soffrire.
Potrei dirvi tante cose, ma la verità è che questo romanzo è un racconto che fa aprire gli occhi su una tematica ancora tabù, ancora poco considerata e di cui si parla molto poco nella nostra società. Perché? Perché agli occhi delle persone devi sempre essere perfetto e forte, non puoi avere momenti no, non puoi aver bisogno di aiuto e questo è sbagliato!
“Siamo persone. Non siamo etichette.”
Non ho mai conosciuto personalmente persone che soffrissero di depressione e non so cosa farei per aiutarle, ma Federica ci insegna che sono le persone stesse che devono trovare la forza dentro di loro per affrontare un percorso che le aiuterà e noi possiamo solo essere lì a supportare i nostri amici o famigliari in questo momento fragile della loro vita. Non bisogna ignorarle o sminuire il loro stato d’animo.
Federica ha creato un piccolo gioiello che potrebbe aiutare molte persone e non parlo solo di quelle che ne soffrono, ma anche gli altri: per capire come riconoscerla, come comportarsi in questi momenti e per far sapere che si può riprendere in mano la propria vita.
“Serve guarire. Anche per amare. E forse, a volte, non ci si concede il giusto tempo per risanare le ferite.”
Leggendo questo libro mi sono commossa, perché a volte mi lamento della mia stanchezza per i bimbi, ma mi sono resa conto che è nulla confronto a quello che molte persone vivono ogni giorno.
Dopo avere letto la parola “fine”, mi sono documentata sull’argomento e sarebbe bello che ognuno di noi lo facesse.
Se state leggendo questa recensione e avete bisogno di aiuto, vi prego non rimandate. Parlate con qualcuno, che sia uno specialista o semplicemente un amico, ma apritevi senza paura e fatevi aiutare.
“L’amore non guarisce, ma salva ugualmente.”
Grazie a Federica per avermi dato la possibilità di aprire gli occhi con questo libro, spero che moltissime persone lo leggano e che tutti vengano sensibilizzati sull’argomento.
Grazie e complimenti.
“Spero che queste righe possano darti lo stimolo per riprendere in mano la tua vita. O possano darti gli strumenti per guardare quella degli altri con occhi diversi.”

Come sempre vi lascio la quarta di copertina:
“Sono nata così o lo sono diventata?”. Questa è la domanda che per anni ha tormentato la protagonista del libro. La depressione tenuta nascosta al mondo dietro un’apparente vita fantastica per sfuggire alla discriminazione. La lotta contro l’autolesionismo, il disturbo alimentare, l’ira, una diagnosi di disturbo bipolare di tipo II, una di disturbo borderline, anni di cure farmacologiche, un ricovero in una clinica psichiatrica. Eppure dal dolore si può rifiorire, attraverso l’accettazione dei traumi e della sofferenza che accomuna ogni essere umano, andando oltre le apparenze, in un percorso di crescita verso una nuova consapevolezza. “Cosa mi sarei persa” vuole essere la voce di chi ha perso la speranza, per ricordare che la vita può sempre sorprendere, al di là di ogni difficoltà.
