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Il duca e io – Julia Quinn

Daphne Bridgerton vuole trovar marito, il suo sogno è quello di creare una famiglia unita come la sua, dove le voci dei bambini riempiono le stanze di casa. Purtroppo i corteggiatori la vedono più come un’amica, piuttosto che una possibile moglie. 

Simon Basset al contrario, non vuole sposarsi o avere figli. Si è ripromesso che la dinastia Basset sarebbe finita con lui. Il suo piano stava andando a gonfie vele, fino a quando la dolce, ma determinata Daphne non farà breccia nella sua vita. 

“Le tue azioni, le tue scelte non hanno niente a che vedere con te, con quello che vuoi davvero, con quello di cui hai bisogno. Tutto ciò che fai, ogni tuo gesto, ogni tua parola, è per opporti a lui.”

È il primo libro che leggo della Quinn e ho trovato la sua scrittura semplice, scorrevole, ma dettagliata. La descrizione degli abiti, come degli spazi, catapulta il lettore all’interno dell’epoca Regency e sembrerà come prendere il tè con i protagonisti, ballare o scambiare due parole con i possibili corteggiatori.

Devo dire però, che me lo aspettavo più simile al film: con colpi di scena, intrighi e segreti. Invece è una normale storia d’amore – bella eh, non fraintendetemi – ma essendo colpevole di aver visto prima il film, mi aspettavo forse qualcosa di più “complesso” (passatemi la parola).

“Simon la voleva tanto da non poter respirare, aveva bisogno di lei al punto da non poter parlare.”

Detto questo non vuol dire che io abbia preferito il film al libro, anzi. Nel romanzo vengono spiegate più nel dettaglio determinati comportamenti, la vita è più quotidiana e reale, ci sono più spiegazioni, dettagli, che magari nel film ci sono sfuggiti. Tutti elementi indispensabili per comprendere a pieno la vita e le scelte dei protagonisti.

L’unica cosa che ho preferito nel film è stato il ruolo centrale di Lady Whisteldown, che nel libro – a mio parere – è un po’ marginale. Comprendo che la storia sia incentrata su Daphne e Simon, ma avrebbe dato quel pizzico di gossip in più al romanzo. Cioè, leggere o non leggere la sua introduzione, non modifica l’ottima riuscita del romanzo.

Per concludere, ho amato il capitolo alternativo con scorci di vita futura dei protagonisti. Ci fa immaginare anche un dopo, senza lasciare alla nostra immaginazione come potrebbe essere la vita del duca e della duchessa a distanza di anni dalla parola “fine”.

“Oggi non sarà paragonabile a domani e domani non sarò paragonabiule al giorno seguente. Sento che oggi è tutto perfetto e domani non potrà che andare ancora meglio. Ah, Daff, ti amerò ogni giorno di più. Te lo prometto. Ogni giorno…”

Come sempre vi lascio la quarta di copertina:

Londra, 1813. Simon Arthur Henry Fitzranulph Basset, nuovo duca di Hastings ed erede di uno dei titoli più antichi e prestigiosi d’Inghilterra, è uno scapolo assai desiderato. A dire il vero, è letteralmente perseguitato da schiere di madri dell’alta società che farebbero di tutto pur di combinare un buon matrimonio per le loro fanciulle in età da marito. E Simon, sempre alquanto riluttante, è in cima alla lista dei loro interessi. Anche la madre di Daphne Bridgerton è indaffaratissima e intende trovare il marito perfetto per la maggiore delle sue figlie femmine, che ha già debuttato in società da un paio d’anni e che rischia di rimanere – Dio non voglia! – zitella. Assillati ciascuno a suo modo dalle ferree leggi del “mercato matrimoniale”, Daphne e Simon, vecchio amico di suo fratello Anthony, escogitano un piano: si fingeranno fidanzati e così saranno lasciati finalmente in pace. Ciò che non hanno messo in conto è che, ballo dopo ballo, conversazione dopo conversazione, ricordarsi che quanto li lega è solo finzione diventerà sempre più difficile. Quella che era iniziata come una recita sembra proprio trasformarsi in realtà. Una realtà tremendamente ricca di passione e coinvolgimento…

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